Mai più malagestione di strutture che ospitano animali

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giancarlo brugnoli e diretta a Scopri di più

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Mai più malagestione di strutture che ospitano animali

Processo al delfinario di Rimini: l’ex Direttore e la Veterinaria della struttura, entrambi accusati di maltrattamento di animali e per i quali erano stati chiesti 4 mesi di reclusione, sono stati condannati dalla Giudice Raffaella Ceccarelli del Tribunale di Rimini rispettivamente a 6 mesi e a 4 mesi di reclusione ex art. 544 ter c.p. per maltrattamento di animali.

I cittadini hanno chiesto e ottenuto la confisca dei quattro delfini sequestrati nel 2013 dal Delfinario della città, che nel frattempo ha chiuso i battenti. Il sequestro era scattato il 12 settembre di sei anni fa, tra mille polemiche. Gli animali saranno affidati ai Ministeri competenti - Ambiente, Salute e Politiche Agricole – e non potranno essere messi in vendita: una novità assoluta per l’Italia che apre un nuovo importante e positivo capitolo nella tutela giuridica degli animali.

Nel corso del processo è emersa in modo eclatante l’inadeguatezza della struttura, peraltro in una città a forte attrazione turistica che faceva di tale struttura un suo punto di forza: la mancanza di sistema di raffreddamento e di ombreggiatura con conseguenti temperature elevate per i delfini, la bassa profondità della vasca (appena 5 mt, con l’impossibilità per i delfini di rifugiarsi in zone più fresche), il ricambio d’acqua nella vasca che richiedeva molte ore.

Inoltre è emersa una gestione veterinaria non limpida e soprattutto non a norma, con il Veterinario di riferimento che nel 2014 fu smascherato per esercizio abusivo della professione veterinaria in Italia e la Veterinaria della struttura, imputata, che ricettava senza far domande né analisi, e ricettava perfino in modo irregolare ovvero dopo che i farmaci erano stati acquistati, inoltre la somministrazione dei farmaci avveniva direttamente da parte delle addestratrici (farmaci nel cibo-pesce).

Gli imputati hanno respinto ogni accusa ribadendo di avere sempre agito secondo le norme e di essere ricorsi a trattamenti che, a loro dire, erano noti persino agli uffici dell’Ausl. Ma secondo la ricostruzione fatta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura, ai delfini erano stati iniettati calmanti e ormoni, la struttura era risultata agli inquirenti non idonea a ospitare gli animali, in violazione della normativa in materia, e lo spazio era inadeguato alle caratteristiche etologiche di mammiferi marini che hanno bisogno di ampi spazi: in libertà, infatti, i delfini percorrono km al giorno.

Abbiamo il dovere di assicurare la corretta cura degli animali e una sana gestione dei loro ambienti vitali.

Facciamo si che questi errori non si ripetano più e chiediamo alle autorità una normazione più severa per chi si macchia di questi sporchi reati.

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