Tutela dei diritti delle Donne: diritti umani

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Enza Colotti e diretta a Scopri di più

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  • Maia Bertizzolo ha firmato la petizione 18 giorni fa
  • Rima Sharma ha firmato la petizione un giorno fa
  • Luca Mangini ha firmato la petizione 12 giorni fa

Tutela dei diritti delle Donne: diritti umani

AL GOVERNO ITALIANO
 
Egregi presidenti e ministri,

questa che vi proponiamo è una risoluzione riguardo due temi che riteniamo importanti per una società che possa definirsi civile: stiamo parlando di femminicidio e pedofilia.
La risoluzione prevede il diritto di essere tutelati dallo Stato con leggi a favore sia della vittima di violenze e abusi, sia del carnefice che compie l'oltraggio della violazione alla vita altrui.
La violenza sulle donne così come la pedofilia sono un vero proprio cancro sociale e devono essere abbattute una volta x tutte: questo sterminicidio non è più tollerabile!
Ogni giorno viene uccisa una donna e nella maggior parte avviene nell’ambito domestico, ma il nostro scopo non è focalizzare l'attenzione sulla cifre delle donne uccise, perchè così si rischierebbe di dare importanza al fenomeno numeri facendo passare in secondo piano il caso in sé, che invece dovrebbe essere degno di particolare attenzione.
Ci teniamo a precisare che (dal nostro punto di vista) attualmente consideriamo sbagliati gli strumenti usati per arrivare a marginare e risolvere il problema. Ed è per questo che riteniamo siano necessarie delle riforme da attuare il più presto possibile.
La vita di ogni individuo è importante e non deve essere calpestata. Il governo deve prendere atto di questo e dare una risposta ai cittadini. Una risposta immediata.

Questi sono i punti principali:

 1- Istituire - come da disposizione europea - il numero unico 112 per TUTTE le emergenze: di qualunque natura esse siano. E' indispensabile che gli operatori siano selezionati tenendo anche conto del fatto che nella U.E. è presente una pluralità di lingue.

 2- Potenziare i Centri Antiviolenza: devono essere messi in condizione di operare e va incentivata la loro diffusione su tutto il territorio nazionale. Devono avere un regolamento comune, per un servizio omogeneo, e devono essere aperti 24h/24h. Per garantire la piena operatività, devono essere previste forme adeguate di finanziamento.

 3- Educazione alla socialità, alla sessualità e all'intelligenza emotiva.
Questa materia deve essere introdotta e resa obbligatoria presso tutte le scuole di ogni ordine e grado. Il rispetto per la vita deve essere promosso anche attraverso i mass-media.

 4-  Istituire percorsi psicoterapeutici per i sex-offenders (stolker inclusi) che abbiano inizio durante il periodo di detenzione e che proseguano, se necessario, anche dopo la scarcerazione.

 5- Formazione e aggiornamento continuo a carico dello Stato per operatori del 112, assistenti sociali, operatrici e volontarie dei centri antiviolenza, insegnanti, membri delle forze dell’ordine, mediatori culturali, magistrati, avvocati, medici, affinchè, nel raccogliere le testimonianze e nel rapportarsi con le vittime di abuso, possano riuscire ad empatizzare e comunicare al meglio.

 6- Pubblicizzare con ogni mezzo le attività dei Centri Antiviolenza, la loro ubicazione, e la possibilità di partorire nell'anonimato senza riconoscere il bambino. (DPR 396 del 2000, art. 30)

 7- Promuovere corsi di autodifesa gratuiti.

 8-  Applicazione reale delle leggi internazionali in materia di mutilazioni genitali femminili.

 9- Sostegno e protezione alle donne, straniere e non, che vogliono cambiare stile di vita.

 10- Tutela e salvaguardia dei bambini vittime di violenza.

Quel che segue è un documento che si propone come un approfondimento alla petizione: per ognuno dei 10 punti elencati abbiamo descritto lo stato dell'arte in materia di violenza sulle donne, e abbiamo integrato ulteriori proposte e ragguagli in merito alle nostre richieste.
La petizione si prefigge l'obiettivo di uscire da un'impasse che negli ultimi tempi ha condotto ad un escalation di omicidi, di violenze e reati contro le donne, i bambini e coloro che  vengono percepiti diversi dalla società.
Tali considerazioni sono scaturite da una constatazione: non esiste il rispetto per la vita, e la causa, è la carenza di un'educazione alla socialità.
La violenza domestica troppo spesso si conclude con un femmicidio, e purtroppo viene considerato ovunque ancora come un reato “meno grave” rispetto alla violenza perpetuata da “sconosciuti”. Noi vogliamo mettere l'accento su questa incongruenza sottolineando la necessità di interventi mirati che tengano conto delle complesse dinamiche sottese ai nuclei familiari, alle relazioni "malate" tra uomo e donna, alla visione misogina nei confronti di questa parte  importante della società.

Quindi, abbiamo ritenuto doveroso:

In primis parlare di Rispetto dei Diritti Umani, intendendo in questo modo affermare il Rispetto della donna e dei suoi diritti in quanto persona, parte integrante della società, affinché ottenga realmente pari opportunità di vita, lavoro, studio, considerazione nella società, a prescindere dal Paese di provenienza, dal credo religioso, dalla cultura, dalla distinzione sociale, dall'etnia, dall'età anagrafica. Nessuna forma di discriminazione è ammissibile, neanche l'orientamento sessuale.

Premesso che la violenza è prepotenza, egoismo e mancanza di rispetto per la vita, quella perpetuata contro le donne

-  non è riconducibile né alla alla marginalità sociale, né alla psicopatologia, né alla "passionalità";

- è trasversale e lo è in quanto riguarda le modalità di costruzione del rapporto fra donna e uomo;

- scaturisce da un retaggio culturale patriarcale e fomenta di conseguenza la corrispondenza di un sentimento violento che inevitabilmente forma un circolo vizioso;

- può essere presente ovunque, e spesso è sommersa nella normalità quotidiana coinvolgendo anche i figli.

Riteniamo sia necessario ed urgente, per uno Stato che abbia a cuore il benessere dei suoi cittadini, avviare un progetto a 360° che da un lato valorizzi le risorse esistenti e dall'altro si attivi per colmarne i vuoti:

1- Istituire -come da disposizione europea- il numero unico 112 per le emergenze: di qualunque natura esse siano. Riteniamo essenziale che gli operatori selezionati debbano parlare anche altre lingue oltre l'italiano. E' un dato di fatto che viviamo in una società multietnica, e benchè la maggior parte degli immigrati conosca abbastanza la nostra lingua, non possiamo non tener conto di quanti ancora hanno difficoltà ad esprimersi, difficoltà che si accentuano in situazioni di crisi. E' altresì essenziale che gli stessi operatori seguano dei corsi di aggiornamento, che il loro operato sia valutato periodicamente e che in caso di difficoltà, ad esempio se a telefonare fosse un minore spaventato, possano contare su psicologi appositamente formati.

Considerato che i 125 Centri Antiviolenza operativi sul territorio nazionale ad oggi sono le uniche strutture che cercano di dare un aiuto diretto e concreto alle donne vittime di violenza, riteniamo necessario che condividano lo stesso regolamento e la stessa metodologia d'accoglienza delle vittime di violenza. Siamo certe che se così fosse si garantirebbe non solo l'omogeneità del servizio ma anche la possibilità che le criticità possano essere discusse e risolte da un'èquipe appositamente costituita, ad esempio dalle direttrici delle diverse strutture, che potrebbero confrontarsi e cercare delle soluzioni ricorrendo anche alla videoconferenza.

2- Istituire nuovi Centri Antiviolenza e provvedere al finanziamento di quelli già esistenti. E' indubbio che tali strutture svolgono un lavoro complesso ed estremamente delicato non senza difficoltà ascrivibili, tra l'altro, a carenze di personale e di fondi. Riteniamo indispensabile che tali strutture siano sempre aperte, che la loro diffusione sul territorio nazionale sia capillare e che siano attivi ovunque collegamenti con i Centri di Ascolto, già promossi dal Ministro delle Pari Opportunità, e con le Case Segrete. Queste ultime devono essere messe nella condizione di accogliere 24h/24h donne e bambini in fuga. In merito alle Case Segrete ci teniamo a puntualizzare che la loro ubicazione deve essere nota unicamente a chi ne usufruirà, per evitare il perpetuarsi delle violenze.

Immaginiamo i Centri antiviolenza e le Case segrete come luoghi in cui le donne possano trovare, oltre all'accoglienza: ascolto, sostegno, riconoscimento del proprio valore, aiuto nel tentativo di costruire un proprio percorso di uscita dalla violenza. A tal scopo è indispensabile che all'interno delle Case vengano istituiti gruppi di sostegno per le vittime condotti da psicologhe con specifica formazione e che siano presenti mediatrici culturali. Presso i Centri Antiviolenza deve essere garantita e gratuita, per chi ne facesse richiesta, la consulenza di vari professionisti: legale, medica, psicologica, di orientamento e tutela del lavoro. Necessario è, inoltre, il collegamento con le risorse e i servizi presenti sul territorio: uffici di collocamento ed enti che eroghino microcredito affinché chi non ha nulla possa ricominciare da un’altra parte spezzando, di fatto, la catena della dipendenza.

 E... Come dev'essere strutturato un centro antiviolenza? Per rispondere a questa domanda non c'è di meglio che contattare UDI , vista la sua pluridecennale esperienza sul campo.


(per continuare a leggere gli altri 8 punti clicca QUI )

Con l'impegno nell'occuparci dell'andamento della Res Publica e non solo andando alle urne, e con la speranza di poter vivere presto un futuro migliore come Nazione Europea quale l'Italia è, porgiamo

Cordiali saluti

Rosa Maria E. Aloia
Enza Colotti
il gruppo RESPECT - Il Diritto delle Donne
e tutti i firmatari al seguito

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Tutela dei diritti delle Donne: diritti umani 10/03/2013 | firmiamo.it

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