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    LA RICERCA IN ITALIA: 40 ANNI DI « ASSAULT ON REASON »

    PER DIRLA COME AL GORE: DALLA DISPERSIONE ALLA CONCENTRAZIONE ESTREMA DELLE RISORSE MA SEMPRE NON PER MERITO E PEER REVIEW [i]"Solo se uniti saremo forti"[/i] (Alcide De Gasperi) [b]Abstract.[/b] L'Italia della Ricerca è un paese fermato da mille muri e barriere, e non conosce le Sue potenzialità in quanto sui giornali ogni anno è riportato solamente il report del Shanghai Jiao Tong University (SJTU) che attribuisce alle più importanti Università Italiane (Pisa, Roma Sapienza, Milano) posizioni intorno alla 100esima. Tuttavia, pochi sanno che il totale delle pubblicazioni ISI prodotte in Italia, pone la Nazione all'ottavo posto nella classifica mondiale, e al quarto posto in Europa. Inoltre, se si sommassero i documenti Europei, l'Europa della Ricerca Unita (ERU?) arriverebbe a superare gli USA! Di conseguenza, il problema è, chiaramente, dovuto all?estrema dispersione delle strutture ed, in particolar modo, dei talenti, ma non dalla loro totale assenza. Semmai quello che manca è un potente numero di grandi talenti (nota la scarsità di Premi Nobel dopo Natta). Nè è prova, infatti, che in Italia ci sono 81 scienziati isihighlycited.com, mentre la sola Harvard ne conta oltre 85 (e gli USA nel loro insieme ben 4014)! Ma oltre alla mancanza di «punte» nella squadra, c'è un paradosso nuovo. Come risposta ai « finanziamenti a pioggia » molto poco meritocratici ma in sostanza democratici per semplici motivi di gran numero, che pure qualcosa facevano per far sopravvivere i gruppi individualistici (ma non per fare squadra), si è sostituito progressivamente un tipo di finanziamento estremo, concentrato nelle mani di pochissimi, ma paradossalmente non accentrato sui pochi grandi talenti italiani. In particolare, ci riferiamo alla creazione, nel 2003, dell'Istituto Italiano della Tecnologia (IIT). L?Istituto che, dopo un difficile parto e dopo che il nutrito pannello iniziale (che includeva anche vari premi Nobel) si è ridotto progressivamente alla sola direzione del pur valido Prof. Roberto Cingolani, ma che non pare finora aver prodotto risultati commisurati all?ingente finanziamento pari ad 1 miliardo di Euro in dieci anni : solo 130 pubblicazioni e 7 brevetti. Sono state coinvolte notevoli realtà in modalità cluster (una delle quali, neanche a dirlo, è quella stessa, già di per sè grande, del prof. Cingolani a Lecce, www.nnl.it). Sarebbe stato meglio coinvolgere qualcuno degli 81 scienziati « isihighlycited »? L?IIT sara' il nuovo caso di www.italia.it di Lucio Stanca: 45 milioni di euro per un sito pubblicato on-line solo in via sperimentale e poi definitivamente chiuso? L'individualismo italiano ci fa pensare ancora oggi di poter agire come dei Leonardo da Vinci? Casi come questo, purtroppo, non sono isolati ed un nutrito gruppo di scienziati e rappresentanti del mondo accademico italiano lo ha già evidenziato, anche a mezzo stampa (ma forse non è il metodo più efficace!), basti pensare ai contributi di A. Ichino, I. Marino, P. Bianco, R. Cancedda, E. Cattaneo, P. Mannucci, I. Meldolesi, G. Romeo, S. Gagliarducci, G. Peri, S. Didonato. La ricerca deve liberarsi dal "divide et impera" come modello di governo, riprendendo il concetto espresso dall?ex-commissario Ue Mario Monti in riferimento all?economia italiana. Nel frattempo, e nonostante i tanti esempi positivi di « nepotes » (come appunto Cingolani), infuria la polemica sul nepotismo nelle Università, che, se per alcuni aspetti è benefica (?O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti. Leonardo), porta in realtà un'ombra di insofferenza verso la Chiesa Cattolica, da molti indicata come l'origine storica del fenomeno. Non si guarda, però, tanto al fatto che il segnale proveniente da genitori e studenti disposti a pagare per ottenere il superamento degli esami è altrettanto grave quanto quello di avere dei docenti o bidelli disposti ad organizzare la compravendita (due facce della stessa medaglia di degrado morale). Sullo sfondo, continue e rapidi riforme dell'Università han portato a risultati disastrosi: un gran numero di laureati di bassa qualità, con estreme difficoltà: manodopera per call center! Ci si ricollega alle recenti iniziative « la ricerca tradita » e « liberiamo la ricerca » per dare un forte segnale verso l'utilizzo di metodi più democratici e di peer-review, magari diffusi a grandi numeri di scienziati tramite le nuove tecnologie internet, e non nel senso di peer-review inteso dalla Royal Society of London, che sostituendo un'oligarchia con un'altra, non risulta molto credibile.

    PER SOTTOSCRIVERE : cliccare su "FIRMA" (qui sotto) o partecipare dal vivo alla manifestazione www.liberiamolaricerca.it il giorno 19 Maggio a BOLOGNA, Aula Magna Santa Lucia - Via Castiglione 36, Bologna.

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