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  • PACE E SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO CULTURALE

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    Università degli-Studi-di-Catania

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    UN APPELLO PER LA PACE NEL MEDITERRANEO NEL VICINO E MEDIO ORIENTE PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO CULTURALE

    L’immane tragedia che sta investendo la sponda sud del Mediterraneo e tutta l’area del Medio Oriente ci tocca da vicino, in quanto europei, in quanto cittadini del mondo, in quanto donne e uomini di cultura.

    Un doloroso tributo di sangue di vittime innocenti, in prima fila donne, bambini, anziani; la distruzione di intere economie e il prosperare di quella delle armi e dei traffici dei nuovi schiavi; la distruzione dei territori, di beni e bellezze naturali e di un grande, millenario, patrimonio culturale che testimonia la storia che accomuna i popoli mediterranei.

    Soffia il vento della politica dell’odio, dell’intolleranza, del fanatismo, mostri che pensavamo sconfitti dalla storia che si ripresentano ammantati da credi religiosi che distorcono le stesse tradizioni di fedi che esecrano ogni forma di violenza e la guerra.

    Pensavamo a un Mediterraneo diverso, mare e terre di scambi e di cosviluppo, mare e terre di dialogo e di pace, di solidarietà e di condivisione.

    Pensavamo alla circolazione della cultura e all’interscambio delle conoscenze, nel rispetto reciproco delle differenze, come pur è avvenuto nei secoli in numerose aree oggi scenario di conflitti distruttivi.

    Quanto avviene è un attacco alla pacifica convivenza multiculturale, all’integrazione paritaria delle economie, alle speranze di costruzione di un mondo nuovo.

    Il nostro terreno è la cultura, che può e dev’essere efficace veicolo di trasformazione e di crescita civile.

    La cultura e gli ideali di pace sono le uniche armi che possediamo e non possiamo non metterle in campo. La tragedia che si sta consumando distrugge anni e anni di comuni progetti di ricerca, di scambi reciproci nella formazione delle nuove generazioni, di azioni per costruire percorsi comuni e condivisi di crescita sociale e di dialogo, di valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale che vive nelle aree oggi piagate dal germe dell’odio e dell’intolleranza.

    Dall’Algeria all’Egitto, passando attraverso la Tunisia e la Libia, dalla Siria all’Iraq, siti cristiani, moschee stesse, monumenti, musei e siti archeologici vengono distrutti. Già nel 2001 i Buddha di Bamiyan, in Afganistan, sono stati schiantati. Sembrò un episodio, ma negli ultimissimi tempi dalle mura di Ninive ai rilievi e siti archeologici di Nimrud, dal museo archeologico e dalla tomba di Giona di Mossul al minareto medievale della moschea omayyade d Aleppo, dalla chiesa verde e dalla moschea di Tikrit al mausoleo Imam ad-Dur di Samarra, fino all’attacco al Museo del Bardo di Tunisi e ai siti archeologici della Libia, la devastazione non si ferma. Tutti luoghi simbolici dell’incontro e del dialogo fra civiltà diverse, memorie che parlano all’oggi.

    L’appello pervenuto dal Dipartimento delle Antichità della Libia sui rischi reali che da quattro anni sta correndo il Cultural Heritage di questa nazione nord-africana, a noi vicina per più di un motivo, appare l’ennesima prova dell’urgenza nel trovare articolate azioni comuni di pressione nella prospettiva della salvaguardia di questo patrimonio comune.

    La nostra comunità non può tacere e si augura una presa di coscienza urgente e generalizzata da parte della società civile a sostegno della salvaguardia dei beni culturali minacciati.

    In particolare, non possiamo non rivolgere un accorato appello a tutte le istituzioni internazionali e nazionali affinché sia fatta rispettare la Convenzione dell’Aia del 1954 che vieta di usare a fini di guerra il patrimonio culturale e affinché si trovino tutte le vie politiche per porre fine alla strage di vite umane in corso.

    Ci impegniamo a sostenere tutte le iniziative che si prospetteranno necessarie per una fattiva collaborazione con i paesi sottoposti a questa insensata prova e per estendere, soprattutto fra i giovani, la coscienza del valore della convivenza pacifica e del reciproco rispetto delle differenze, e la conoscenza delle altre culture.

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