No alla delocalizzazione dei Call Center

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  • carla bonasera ha firmato la petizione 6 giorni fa
  • Giuliana E Fabio ha firmato la petizione 15 giorni fa

No alla delocalizzazione dei Call Center

La delocalizzazione all’estero di attività di call-center è un argomento molto sentito tra i circa 80mila occupati del settore. Di questi l'80% è rappresentato da giovani al primo impiego di età compresa tra 20 e 30 anni mentre il 70% è costituito da donne (Fonte AssoContact). Per questo motivo la delocalizzazione rappresenta una grave ed imminente minaccia che porterà nel giro di pochi mesi all’estinzione di molte aziende e alla perdita di migliaia di posti di lavoro se non saranno intraprese forti e decisive azioni dal governo per bloccare il flusso emorragico lavorativo ed economico destinato verso nazioni low cost come Croazia, Albania e Romania. L'aspetto più grave è che in questi anni le aziende che operano nel settore call-center, hanno ricevuto enormi incentivi nazionali e regionali, per investire nel centro sud affinchè migliaia di famiglie potessero lavorare e così fondare le basi per un dignitoso futuro. Invece negli ultimi mesi, si osserva un sempre più frequente e molto preoccupante spostamento all'estero di attivtà svolte in precedenza sul territorio nazionale, perché altrove i costi sono più bassi e la flessibilità è maggiore. Il dibattito su questo fenomeno, che ricordiamo ha causato fino ad ora la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro ed a breve porterà al collasso il settore, è approdato lo scorso anno al Governo. Con il decreto-legge del 22 giugno del 2012, n.83 il Governo ha fornito le linee guida sia in materia di delocalizzazione sia riguardo la garanzia rispetto la tutela della privacy per il trattamento dei dati sensibili dei clienti gestiti dai call center esteri; ma tale normativa che sembrava potesse dare un segnale forte sulla risoluzione del problema, è rimasta totalmente inattuata. Nell’art. 24 bis è espresso chiaramente che il cliente debba poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale anche al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali. La stessa normativa prevede la sanzione amministrativa pecuniaria di 10'000 euro per ogni giornata di violazione, sanzione che tutt'ora non viene applicata. Premesso tutto questo vorremmo sensibilizzare i cittadini su come sia importante sapere da quale nazione risponda il call center che stanno chiamando, chi sono gli operatori stranieri che gestiscono i loro dati sensibili, come carte di credito e partita iva affinché venga anche garantita un’adeguata tutela dei dati per evitare frodi e furti d’identità proprio in quei paesi che sono tra i primi al mondo per tasso di pirateria informatica. Per questo vorremmo che fosse reso attuativo l’emendamento su citato implementandolo con normative chiare e precise, consapevoli che forti resistenze lobbistiche continueranno a mettersi in moto per farle naufragare . Come mai, ci chiediamo, che nessuno tra i partiti politici, opinionisti televisivi o insigni economisti, ponga mai il problema di quanti miliardi di euro di mancato introito del fisco italiani ci sono a fronte di migliaia di aziende nazionali che hanno delocalizzato nell’ultimo decennio? Intervenire immediatamente eviterebbe di far scoppiare una devastante bomba sociale che impatterebbe maggiormente sui giovani e sulle donne. Per questo dobbiamo tutti insieme gridare e FIRMARE: NO ALLE DELOCALIZZAZIONE DEI CALL CENTER!!!

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No alla delocalizzazione dei Call Center 26/10/2016 | firmiamo.it

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