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  • MUSEO DELLA SHOAH DI ROMA

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    Alessandra Carelli

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    In altra sede PatrimonioSOS ha reso nota la proposta di mutare la sede del futuro Museo della Shoah di Roma. Tale cambiamento è stato già deplorato dall'Ordine Nazionale degli Architetti: qualora divenisse operativo, esso infatti pregiudicherebbe la messa in opera del progetto originario, destinato a sorgere nei prossimi due o tre anni in un'area di Villa Torlonia, su disegno degli architetti Luca Zevi e Giorgio Tamburini. La presente lettera di sostegno si unisce alla prima, facendo leva piuttosto sulle ragioni della storia dell'arte e delle discipline del Museo, come pure sul comune impegno verso una moderna educazione alla cittadinanza.

    Paolo Coen

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    Al Presidente della Repubblica Italiana - Prof. Giorgio Napolitano

    e per dovere di conoscenza:

    Al Presidente del Consiglio dei Ministri – Dott. Matteo Renzi

    Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo – Dott. Dario Franceschini

    Al Sindaco di Roma – Prof. Ignazio Marino

    LETTERA PER SOSTENERE LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO DEL MUSEO DELLA SHOAH NELL'AREA DI VILLA TORLONIA, A ROMA

    La memoria della Shoah costituisce un valore basilare della civiltà moderna. Per certi aspetti può addirittura considerarsi il valore per antonomasia. La stessa Unione Europea l’ha assunto a fondamento della propria esistenza. Nulla perciò di strano se l’esposizione installata nel 2012 in piazza Altiero Spinelli, a Bruxelles, per celebrare il conferimento all’Unione del Premio Nobel per la Pace inizia con una gigantografia del cancello di Auschwitz: perché esattamente ad Auschwitz, non altrove, ha avuto principio l’Europa di oggi, quell’Europa “che per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani”, per tornare alla motivazione del Premio.

    L’Italia è tradizionalmente fra i principali interpreti di tale valore. Il Paese, che dal 2000 può far leva su un apposito strumento legislativo - la Legge 211, o Legge della Memoria - ha profuso molti sforzi in questa direzione: sforzi che, particolarmente sensibili ed efficaci nel mondo della Scuola e dell’Università, stanno indirizzando le generazioni dei più giovani verso uno spirito di cittadinanza attiva e realmente condivisa.

    Fin dal 1949, e ancor più spesso dopo il crollo del Muro di Berlino, un congruo numero di nazioni individua nel Museo uno strumento essenziale per custodire, ricercare e trasmettere la memoria della Shoah. Istituzioni del genere sorgono oggi a Gerusalemme come a Washington, a Berlino come a Parigi, a Los Angeles come a Londra. E attenzione: sono organismi vivi e in piena efficienza, frequentati ogni anno da milioni di persone e particolarmente da giovani in età scolare.

    Dal 2004 anche l’Italia, su iniziativa del Comune di Roma, ha deciso di dotarsi di un proprio Museo della Shoah. Disegnato dall’architetto Luca Zevi e dall’architetto Giorgio Tamburini, l’edificio è ubicato in un lotto di terreno limitrofo a Villa Torlonia, negli ultimi anni peraltro divenuta un importante polo museale della città. Il Comune ha acquistato il lotto attraverso una permuta immobiliare, finanziato la progettazione e ottenuto un mutuo dalla Cassa Depositi e Prestiti per l’intero costo della costruzione. Tutto è insomma pronto perché entro due o al massimo tre anni anche Roma – e insieme a Roma, s’intende, l’Italia nella sua integrità – finalmente si doti di uno strumento rivelatosi altrove di rara efficacia nel diffondere la memoria e nel contempo arginare pericolosi fenomeni come l’antisemitismo, il razzismo e i negazionismo.

    Le cronache recenti danno ora notizia di una pericolosa deviazione da questo percorso. In sintesi, lamentando i ritardi nel tradurre il progetto in opera concreta e nell’urgenza del ricorrere del settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz nel 2015, alcuni propongono di realizzare il Museo della Shoah in una sede alternativa, individuata in uno spazio dell’EUR finora adibito a tutt’altra funzione.

    Altri, specie nel mondo degli architetti, hanno già deplorato questa proposta, che metterebbe in discussione la stessa realizzazione di un Museo della Shoah in Italia.

    In questa sede – e sulla base di quanto si è premesso – vale piuttosto rammentare che la mancata realizzazione del Museo della Shoah nell’area di Villa Torlonia si tradurrebbe per il Paese non solo in un’occasione persa, ma anche in un passo falso nel lungo cammino verso una moderna educazione alla cittadinanza.

    Per tali ragioni chi firma questa lettera si rivolge a Lei, Gentile Presidente, perché faccia propria la causa della realizzazione del Museo della Shoah nell’area di Villa Torlonia secondo il progetto originario; perché imprima una decisa accelerazione al processo di realizzazione dell’opera; perché per il 27 gennaio 2015 promuova una mostra temporanea fondata sui materiali del Museo della Shoah e sul progetto del Museo stesso, nell’attesa che venga ultimato.

    Con stima e fiducia immutate,

    Paolo Coen,

    Università della Calabria, Rete Universitaria per il Giorno della Memoria

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