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  • Messa in sicurezza del territorio NO Ponte sullo stretto!

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    Quando si parla di “grandi opere”, la mente vola subito a imprese più o meno faraoniche, molto propagandate ma mai – di fatto – realizzate. Una per tutte, nel nostro paese: il ponte sullo stretto di Messina, tormento degli italiani e delizia della politica, che ne sfrutta il fantasma ogni qualvolta è necessario pasturare la popolazione con qualche promessa di "nuovi posti di lavoro" o di sviluppo economico per l’intera nazione.

    Pensate che, l’idea di unire l’Italia alla Sicilia, piaceva assai persino nell’antica Roma, il cui impero e intelletto, giunsero a realizzare una vera “grande opera”: unirono – narrava Plinio il vecchio – le due sponde, mettendo in fila botti e zattere.

    A volere la congiunzione delle due sponde, nel 251 a.C. il console Lucio Cecilio Metello, che strategicamente riuscì in tal modo, a far transitare ben 140 elefanti letteralmente rubati ai Cartaginesi, durante la battaglia di Palermo.

    Il progetto incredibilmente riuscì, ma furono costretti a rinunciarvi, dal momento che il ponte galleggiante, era da ostacolo al transito delle imbarcazioni.

    Col passare dei secoli, l’idea fu più volte accarezzata ma mai realizzata, per giungere al primo vero progetto, datato 1870: non un ponte aereo, ma un tunnel.

    Insomma, come avete letto, quella del ponte o del tunnel da realizzare per unire l’Italia, non è cosa dei tempi moderni ed è una parabola di come, alla fine, di unire davvero l’Italia nessuno ha mai avuto voglia veramente. Tanto che, i vari progetti – anche solo immaginati – di erigere un ponte o scavare un tunnel per collegare Italia e Sicilia, restano ancora un grande nulla di fatto, che però divide assai la popolazione, tra chi lo vorrebbe immediatamente e chi no.

    Ora: avete idea di quanto ci costi, ad oggi, la promessa di realizzare il ponte sullo stretto di Messina? Circa un miliardo e duecento milioni di euro. 1.200.000.000 di euro. Sì, avete letto bene.

    La promessa, propagandata da 50 anni, di realizzare questo eco mostro lungo circa 3.300 metri, in una delle zone a più alto rischio sismico della nazione, ci costa un miliardo e passa, senza che mai si sia realizzato altro che…promesse su promesse.

    Vi chiederete: a cosa dobbiamo questo enorme sciupio di denaro? Ebbene: 383 milioni, è il costo – totalmente inutile – per sostenere le spese di gestione della società “Stretto di Messina s.p.a.” - in liquidazione dal 2015 - la cui titolarità è di ANAS e ben 790 milioni di penali che, le aziende che si erano aggiudicate i vari appalti, chiedono allo Stato italiano, per inadempienza contrattuale.

    Alla luce di tutto ciò, è d’obbligo una riflessione: con tutto questo denaro, i vari governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni, avrebbero o no potuto realizzare almeno l’inizio di una vera e grande opera, che si chiama “messa in sicurezza del territorio”?

    Mi rendo conto che, i lavori di messa in sicurezza di una nazione ad alto rischio sismico com’è l’Italia, passano inosservati rispetto alle faraoniche promesse mai mantenute, ma oggi come oggi, l’intera popolazione, non avrebbe forse plaudito all’unica grande opera realmente urgente e necessaria, che avrebbe con molta probabilità salvato un mucchio di vite e mantenuto in piedi migliaia di caseggiati e chiese e opere d’arte?

    Purtroppo però, si continua – da parte della componente politica – a preferire la via della Comunicazione di massa, che ancor oggi funziona e rende. E tutto ciò è possibile, anche grazie a un grande complice: parte della popolazione italiana. Sono coloro che credono davvero che una vacua promessa possa ristabilire benessere economico, e continuano a sognare, mentre i posti di lavoro – a migliaia! – paventati, non ci saranno mai, così come non verrà mai realizzato alcun ponte e tanto meno, le opere ormai urgentissime, di messa in sicurezza del territorio.

    Dal canto loro, i politici di turno, continueranno a dichiarare a pappagallo frasi del tipo: “Nessun terremotato sarà lasciato solo”, mentre fa i conti di quanto si potrà tirar su a suon di appalti e subappalti e finanziamenti europei e deroghe al deficit dei bilanci pubblici.

    Lo so, non serve a nulla, ma lo faccio lo stesso: appello alla politica. Realizzate l’unica grande opera che serve davvero alla popolazione: mettete in sicurezza il territorio. Operate, per una volta, per il bene della nazione e della popolazione che la abita. Magari scoprirete che, facendolo, rischiereste di esser ricordati, benvoluti e acclamati, invece di continuare a esser considerati il male di ogni cosa. Pensateci, prima del prossimo terremoto…

    Emilia Urso Anfuso
    Giornalista e Direttore responsabile del quotidiano www.gliscomunicati.it

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