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  • Come possiamo ancora negare che gli animali soffrano?

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    marco severa

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    I parlamentari del Regno Unito in questi giorni si sono ritrovati a discutere sulla European Union (Withdrawal) Bill, il documento che stabilisce quali leggi saranno in vigore dopo marzo 2019, ovvero dopo l’uscita effettiva dall’Unione europea. La maggioranza di essi ha deciso di non includere il protocollo sulla sensibilità animale definito nell’articolo 13 del Trattato di Lisbona. Esso prevede che:”gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale”. Di fatto hanno scelto di fare un enorme passo indietro dal punto di vista legislativo, negando agli animali la capacità di provare emozioni e dolore.

    Questi parlamentari sembrano pensare di saperne più di tutta la comunità scientifica, oramai concorde su questo argomento. Le scoperte in questo campo infatti, hanno ampiamente riconosciuto che praticamente tutti gli animali hanno diverse forme di intelletto, sono in grado di apprendere, provare dolore e anche emozioni molto simili alle nostre. Sembra che essi si considerino anche al di sopra di tutti i politici ed esperti che hanno redatto, discusso e firmato il Trattato di Lisbona nel 2009.

    Il voto di questi giorni avrà ripercussioni per gli animali inglesi. Non certo per cani e gatti che si godono la vita nelle case, ma per quelli utilizzati nei laboratori di ricerca o sono chiusi a milioni negli allevamenti intensivi. Non vederne riconosciuta la capacità di esseri senzienti e di provare dolore, come potrà portare a rispettare il loro benessere o approvare leggi che portino a un superamento di attuali pratiche che sono fonte di sofferenza?

    Se si calcola poi che circa l’80% delle leggi sul benessere animale in vigore nel Regno Unito sono direttive europee, viene proprio da chiedersi quale sarà il futuro per gli animali dopo la Brexit.

    Nonostante il primo ministro Theresa May ed il suo governo si siano dimostrati poco sensibili alle tematiche legate agli animali, si veda per esempio il tentativo di ripristinare la caccia alla volpe, le associazioni animaliste, i parlamentari verdi, e la comunità scientifica europea, sembrano concordare sulla necessità di rivedere questo atteggiamento

    Con questa petizione, chiediamo al parlamento della Gran Bretagna, una legge che riconosca a tutti gli animali la loro capacità di soffrire.

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