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  • Abolire il Ministero dell'istruzione

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    Luigi Candreva

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    Le recenti dichiarazion del sottosegretario all'Istruzione Reggi e della ministra Giannini impongono una riflessione seria sulla scuola e, in primo luogo, sul ruolo dei Ministri dell'istruzione (a tratti pubblica) che ne governano le sorti. Cominciamo da questi ultimi. Senza risalire più indietro nel tempo, il ruolo dei Ministri dell'istruzione negli ultimi vent'anni è stato nefasto. Da Francesco D'Onofrio a Profumo, a ogni Ministro è capitato di associare il suo nome a interventi peggiorativi del sistema scolastico e/o delle condizioni di vita e di lavoro degli studenti e dei docenti, con ricadute nefaste sull'intero sistema della formazione e istruzione e, in conclusione, su tutta la società. Quando non hanno mostrato chiaramente la loro incompetenza o superficialità nel ruolo che hanno ricoperto, come la ministra Gelmini. E' superfluo qui fare un elenco degli interventi devastanti, che però può essere utilmente e facilmente reperito nel libro Ministri di Francesco di Lorenzo, che arriva fino al ministro Profumo, famoso (o famigerato) per aver tentato di imporre un aumento del 30 per cento del carico di lavoro agli insegnanti senza retribuzione.

    Le frasi di Reggi e Giannini indicano chiaramente una profonda ignoranza del sistema scolastico e delle sue dinamiche, a meno che non siano frutto di malafede, il che sarebbe ancora peggio. Prendendo sul serio le loro proposte, si desume che il sistema scolastico italiano sia sovrafinanziato, che i docenti lavorino meno che nel resto dell'Europa, che siamo in un'”emergenza educativa” dovuta al sottolavoro degli insegnanti e alla particolare brevità dell'anno scolastico. Come indicano tutte le statistiche internazionali, è vero esattamente il contrario. Anche queste, facili da reperire in Internet (sito Eurydice, oltre alle varie proiezioni dei sindacati). Non solo, ma anche considerando le stesse fonti di base del Ministero, ci si rende conto che negli ultimi anni la scuola italiana è peggiorata nelle valutazioni internazionali, come risultato degli interventi governativi.

    Considerando che i Ministri succedutisi appartenevano ai diversi partiti e rappresentavano diverse figure professionali, si può concludere che non sono i Ministri il problema della scuola italiana, ma la stessa esistenza del Ministero dell'istruzione, che è dannoso per un'Istituzione così importante per la società. Da qui la necessità di abolirlo e trovare un altro sistema, più democratico, più competente, più efficiente e più trasparente di governare la scuola.

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