Via Giuseppe Garibaldi dalle nostre piazze, strade e paesi... La povertà era ed è il nodo cruciale di tutte le vicissitudini che il caro Sud ha dovuto sopportare, prima e dopo l?unità. L?erario del Regno delle Due Sicilie contava ben 443,2 milioni di lire; la Lombardia 8,1; il Ducato di Modena 0,4; Parma e Piacenza 1,2; Roma 35,3; Romagna-Marche e Umbria 55,3; l?Impero Sardopiemontese 27,0; Toscana 85,2 e Venezia 12,7.Questi dati provengono da Francesco Saverio Nitti, facoltà Scienze delle ...
Via Giuseppe Garibaldi dalle nostre piazze, strade e paesi... La povertà era ed è il nodo cruciale di tutte le vicissitudini che il caro Sud ha dovuto sopportare, prima e dopo l?unità. L?erario del Regno delle Due Sicilie contava ben 443,2 milioni di lire; la Lombardia 8,1; il Ducato di Modena 0,4; Parma e Piacenza 1,2; Roma 35,3; Romagna-Marche e Umbria 55,3; l?Impero Sardopiemontese 27,0; Toscana 85,2 e Venezia 12,7.Questi dati provengono da Francesco Saverio Nitti, facoltà Scienze delle Finanze)
Garibaldi era anche uno schiavista e lo comprovano le sue scorribande in America Latina. Garibaldi e i suoi Mille partono da Quarto (Genova) imbarcati sui piroscafi Piemonte e Lombardo alla volta del Regno delle Due Sicilie. A Garibaldi era stata segretamente versata dal governo inglese e dal Piemonte l'immensa somma di tre milioni in piastre d'oro (molti milioni di dollari odierni), che sarebbe servita soltanto a corrompere i dignitari borbonici e comperare il loro tradimento. Nemmeno un soldo fu preso dal nizzardo e servì tutto per la corruzione. I soldi per comprarsi Caprera furono proprio quelli rubati dall?erario in Banco di Napoli e poi un ?contentino? fu versato da Vittorio Emanuele II e dagli Inglesi per un totale di 3 milioni. Entrata cosí a far parte del Regno d'Italia, la Sicilia, nel giro di pochi anni si vide spogliata dell'ingente patrimonio di quei Beni Ecclesiastici che fruttarono allo Stato 700 milioni del tempo, della riserva d'oro e d'argento del suo Banco di Sicilia, e vide portato il carico tributario a cinque volte di piú del precedente. Come accertò Giustino Fortunato, mentre per l'anno1858 esso era stato di sole lire 40.781.750 per l'anno1891 le sue sette province registrano un carico di lire 187.854.490,35 (5). Si inasprirono inoltre i pesi sui consumi, sugli affari, sulle dogane, le tasse di successione che prima non esistevano, quelle del Registro che erano state fisse, quelle di bollo, per cui nel 1877 queste tasse erano già pervenute a 7 milioni e nel 1889-90 avevano raggiunto i 20 milioni. La vendita del patrimonio dello Stato - ossia del demanio dell'ex Regno della Due Sicilie- impinguato dai beni dei soppressi Enti Religiosi e sommato alla vendita delle ferrovie, aveva fruttato allo Stato italiano oltre un miliardo, senza contare il capitale dei mobili, delle argenterie e tutta la rendita del debito pubblico, posseduta dalle Corporazioni religiose, che venne cancellata del tutto. E non erano "beni della Chiesa di Roma", ma frutto dell'accumulazione di famiglie siciliane investito sul "figlio prete".
L'invasione di uno Stato in pace senza dichiarazione di guerra, agevolata da fenomeni di corruzione e dalla connivenza della Massoneria. Questo fu lo sbarco. L'epopea dei Mille è nota in tutto il mondo. Mille uomini, e per di più 'civili', che conquistano un regno vecchio di oltre settecento anni. Un regno ricco, che vantava la seconda marina del continente dopo quella inglese.
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