Claudio MONTALDO
Responsabile Settore Sanità Regione Liguria
ASL 3 GENOVESE
Un’emergenza nascosta. Una dolorosa emergenza che vogliamo portare alla luce. Che deve ricevere attenzione. Che ha diritto di chiedere: si chiama Alzheimer.
Due i profili sociali che riguardano il buio tunnel del percorso di questo male.
Primo: la relazione della persona colpita con il mondo. Secondo: la relazione dei caregivers, praticamente i famigliari, per lungo tempo i soli a sostenere il peso dell’as...
Claudio MONTALDO
Responsabile Settore Sanità Regione Liguria
ASL 3 GENOVESE
Un’emergenza nascosta. Una dolorosa emergenza che vogliamo portare alla luce. Che deve ricevere attenzione. Che ha diritto di chiedere: si chiama Alzheimer.
Due i profili sociali che riguardano il buio tunnel del percorso di questo male.
Primo: la relazione della persona colpita con il mondo. Secondo: la relazione dei caregivers, praticamente i famigliari, per lungo tempo i soli a sostenere il peso dell’assistenza.
Problema diverso è quello dello studio di uno spazio di vita che preme su di una popolazione sempre più longeva e in esubero rispetto alle possibilità di un sostegno assistenziale in famiglia. Al momento urge dare risposta concreta ai due profili sopra individuati che, esaurita la medicalizzazione, vengono lasciati in un pericoloso vuoto.
La relazione del malato con il mondo.
Giorno dopo giorno le capacità cognitive, quelle che rendono ogni persona quello speciale individuo, con le sue doti, i suoi sentimenti, i suoi ricordi, si affievoliscono e, congiuntamente con la perdita dell’articolazione verbale e motoria, isolano e spengono la vita.
Però un aiuto c’è, un aiuto che rallenta l’offuscamento mentale e che va sotto il nome di terapia cognitiva.
Chiediamo con forza che si dia concreta applicazione a quanto previsto dall’art. 32 della Costituzione che individua come fondamentale il diritto alla tutela della salute.
Chiediamo che la terapia cognitiva debba far parte del protocollo obbligatorio di cura in tutte le istituzioni, pubbliche e private, che abbiano in carico persone affette dal morbo di Alzheimer.
La famiglia come luogo di affetti e di assistenza.
Ogni caso Alzheimer provoca dolorose ripercussioni sulle famiglie che si trovano in una difficile relazione assistenziale che, se non sostenuta, può gravemente deprimere la relazione di affetti e solidarietà sociale.
Come contrastare questo degrado? Aiutando la famiglia anche economicamente in modo specifico, ma soprattutto preparandola e offrendo formazione specifica per loro e per il personale assistente (assistenti socio-sanitarie, badanti e simili) che forzatamente entrerà in contatto con questi malati.
Come? Dando avviso ad ogni nucleo con persona Alzheimer di brevi corsi specifici studiati per loro e da rinnovare con cadenza periodica e approfondimenti vari, insegnando anche una ROT da adottare in ambito famigliare.
Fornire formazione specifica con attestato finale agli operatori in modo che ogni famiglia possa rivolgersi in modo mirato a chi è in grado di interagire con questi pazienti.
In questo modo si dà attuazione a quel principio di riconoscimento della famiglia, istituto da agevolare, come sancito dall’art. 31 della Costituzione.
Due piccoli passi, quindi, che chiediamo alla nostra Regione di adottare e che qui riassumiamo:
1. accesso a terapia cognitiva
2. formazione per gli addetti (c.d. caregivers): di sostegno per i famigliari, di competenza professionale per il personale che, in vario modo, presta assistenza a questi malati.
[Mostra tutto il testo]
Questa petizione è ospitata presso Firmiamo.it come un servizio pubblico. Firmiamo.it è solo una piattaforma che ospita petizioni.
Non c'è alcuna approvazione di questa petizione, espressa o implicita, da parte di Firmiamo.it o dei nostri sponsor.
Il tuo sito apparirà qui se metterai un link ben visibile a questa pagina:
Lista di siti/blog che linkano a questa petizione
3 Febbraio alle 13:59 lisa tassano
2 Febbraio alle 10:40 Garfield Gatto
1 Febbraio alle 18:06 Antonietta Tasca