Noi sottoscritti
RICHIEDIAMO a codesta Istituzione un riconoscimento normativo e sociale al parto extraospedaliero con l?obiettivo di favorire la libert?i scelta da parte della donna circa le modalit?on cui tale evento debba svolgersi.
CHIEDIAMO, nello specifico, che sia varata una delibera che possa garantire un giusto contributo economico per chi desidera ricorrere al parto a domicilio.
A supporto della nostra richiesta aggiungiamo le seguenti considerazioni:
- L?Organizzazione Mondial...
Noi sottoscritti
RICHIEDIAMO a codesta Istituzione un riconoscimento normativo e sociale al parto extraospedaliero con l?obiettivo di favorire la libert?i scelta da parte della donna circa le modalit?on cui tale evento debba svolgersi.
CHIEDIAMO, nello specifico, che sia varata una delibera che possa garantire un giusto contributo economico per chi desidera ricorrere al parto a domicilio.
A supporto della nostra richiesta aggiungiamo le seguenti considerazioni:
- L?Organizzazione Mondiale della Sanit?fferma che «la donna deve avere la possibilit?i partorire in un luogo che sente sicuro, al livello pi?riferico possibile in cui sia possibile fornire assistenza appropriata e sicurezza. Per donne con gravidanze a basso rischio, tali luoghi posso essere la casa, le case maternit?gli ospedali» (?Care in Normal Birth: a Practical Guide?, Report of a technical Working Group, WHO Publication no. WHO/FRH/MSM/96.24, Geneva);
- il Parlamento Europeo, con la risoluzione A2 ? 38/88 (Carta Europea dei diritti della partoriente), considera tra i diritti della partoriente che sia assicurata «l?assistenza adeguata qualora venga scelto il parto a domicilio, compatibilmente con le condizioni psicofisiche della partoriente e del nascituro e con le condizioni ambientali»;
- la pratica del parto a domicilio ?mpiamente diffusa in alcuni paesi del Nord Europa, in particolare l?Olanda, risultando sicura, sia per il bambino che per la mamma, grazie all?applicazione di protocolli internazionali riconosciuti (?protocollo Kloostermann?);
- in Italia il parto domiciliare ?revisto dalla normativa vigente, ed ?i?imborsato dal SSN in alcune regioni: Piemonte (DGR 80-5989 del 7/5/2002), Emilia Romagna (L.R. 26/1998), Marche (L.R. 22/1998);
- nella nostra regione la medicalizzazione del parto, anche quando non necessario, ?n fenomeno ampiamente diffuso, come testimoniato, ad esempio, dall?elevato tasso di parti cesarei (43,5% nel 2007), del tutto eccessivo ed ingiustificato anche in base alle raccomandazioni dell?Organizzazione Mondiale della Sanit?Tecnologia Appropriata per la Nascita, 9 maggio 1985), secondo cui «I Paesi con bassa percentuale di mortalit?nfantile nel mondo hanno percentuali di cesarei inferiori al 10%. Chiaramente non c'?essuna giustificazione, in nessuna regione geografica, per avere pi?l 10-15% di parti cesarei»;
- pi? generale, riteniamo che nel Lazio non sia rispettato quanto previsto dalla L.R. 84/1985 (?Indirizzi per la riorganizzazione dei presidi sanitari al fine di tutelare la dimensione psico - affettiva del parto?), in particolare all?art. 2 («Per favorire l?espletamento del parto nel rispetto delle esigenze psicologiche, ambientali e sanitarie della donna e del nascituro, negli ospedali e nelle cliniche convenzionate si deve: [?] 2) attuare modalit?rganizzative adeguate alle esigenze della donna, particolarmente in ordine ai tempi del parto; 3) favorire l?autonoma scelta della donna e la sua partecipazione attiva nell?espletamento del tipo di parto da affrontare») ed all?art. 3 («Negli ospedali e nelle cliniche convenzionate devono essere adottate, anche a carattere transitorio, misure volte, tra l?altro, a: [?] 2) garantire il contatto immediato del bambino con la madre, a richiesta di quest?ultima; 3) facilitare l'evolversi del rapporto psico - affettivo e di relazione tra madre - padre - bambino, promuovendo in tutti i reparti ostetrici condizioni di permanenza del neonato nella stanza della puerpera in modo continuativo; 4) assicurare, a richiesta, anche dopo il parto la possibilit?i permanenza del padre del nascituro nella stanza della madre e del bambino; 5) favorire fin dalle prime ore dopo il parto, l?attaccamento al seno»;
- la promozione del parto a domicilio indubbiamente pu?ntribuire a realizzare uno degli obiettivi enunciati per la Salute della donna nel Piano Sanitario Regionale 2008-2010 della Regione Lazio (pag. 163): attuare la «individuazione di percorsi che vadano verso una demedicalizzazione della gravidanza e del parto fisiologici»;
- la pratica del parto a domicilio consente al sistema sanitario regionale di realizzare notevoli economie di spesa, tenuto conto che la tariffa DRG regionale in vigore dal 1/8/2007 per un parto fisiologico senza complicanze ?ari a 1.489 euro (2.360 euro un parto cesareo senza complicanze), e che la «riconduzione del numero dei posti letto agli standard nazionali» ?nche uno degli obiettivi (Obiettivo Specifico 1.2) enunciati nell?Accordo ai sensi dell?art. 1 c. 180 della Legge 311/2004 (c.d. ?Piano di Rientro?), sottoscritto il 28/2/2007.
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