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“E’ in corso anche la sottoscrizione cartacea, chi vi avesse aderito si astenga dalla petizione online”
“Coloro che desiderassero ulteriori informazioni possono inviare una mail a segreteria@comitatinrete.it o visitare il sito www.comitatinrete.it”
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The Presid...
“E’ in corso anche la sottoscrizione cartacea, chi vi avesse aderito si astenga dalla petizione online”
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The President of the European Parliament
Rue Wiertz
B-1047 BRUSSELS
OGGETTO: RIGASSIFICATORE PROPOSTO DA “API NÒVA ENERGIA” IN MARE ADRIATICO, A 14 KM. DALLA CITTA’ DI ANCONA E A 16 KM. DALLA CITTA’ DI FALCONARA MARITTIMA (REGIONE MARCHE, ITALIA) – Petizione collettiva al Parlamento Europeo
SINTESI
La Regione Marche, dopo aver utilizzato un finanziamento del fondo europeo per la collaborazione transnazionale, per lo “Studio per il Governo del Mare Adriatico e delle Coste: inizio di un processo di Gestione Integrata" redatto dalla DAMAC, iniziativa Italo - Croata per la "Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazione", ne ha ignorato e disatteso i risultati ed ha autorizzato, unitamente al Ministero per le Attività Produttive, il collocamento e l’esercizio di una nave rigassificatrice FSRU “Floating Storage & Regasification Unit”, cioè un rigassificatore galleggiante a 14 Km. dalla citta’ di Ancona e a 16 Km. dalla citta’ di Falconara Marittima (Regione Marche, Italia). L’infrastruttura energetica non è prevista nel PEAR – Piano Energetico Ambientale Regionale, non è strategica a livello nazionale, non è stata sottoposta a V.A.S. – Valutazione Ambientale Strategica, costituisce pericolo per l’ambiente, l’ecosistema marino, il territorio, la sicurezza e la salute dei cittadini.
I sottoscritti Cittadini della Comunità Europea,
PREMESSO
1. Nella seduta nr. 49 del 06.07.2011, l’Assemblea Legislativa della Regione Marche ha approvato lo “Schema di accordo tra Regione Marche e Gruppo API” per la realizzazione di un impianto rigassificatore offshore lungo le coste del mare Adriatico, a circa 16 Km da Falconara Marittima e 14 Km da Ancona.
2. In data 12.07.2011, presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, è stata siglata l’intesa fra il Ministero stesso e la Regione Marche
3. La realizzazione del rigassificatore in oggetto pone tre problemi fondamentali:
A) VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA E ITER PROCEDURALE
In nessuno strumento di pianificazione, a livello regionale o nazionale, il rigassificatore è previsto come opera ambientalmente strategica, o rilevante per l’economia della Regione Marche; l’impianto non è, infatti, previsto né in sede di PEAR – Piano Energetico Ambientale Regionale delle Marche, né, tantomeno, in sede di piano Energetico Nazionale, che nessuno dei Governi Italiani ha mai predisposto.
Il bilancio energetico è negativo, poiché il rigassificatore, nell'insieme delle operazioni necessarie, consuma più energia di quella che rende all'utenza finale.
Peraltro, l’impianto si sovrapporrebbe alla realizzazione del gasdotto appenninico, che attraversa anche la Regione Marche per rifornire le regioni settentrionali. Anche sotto tale profilo si evidenzia la non strategicità del rigassificatore e, soprattutto, la mancanza di una pianificazione energetica tale da evitare impatti sul territorio non necessari e minimizzare quelli strettamente indispensabili al soddisfacimento dei reali fabbisogni energetici.
La nave rigassificatrice FSRU potrebbe misurare ml. 300 di lunghezza e ml. 50 di altezza.
L’impianto dovrebbe effettuare la rigassificazione del metano liquido che verrebbe trasportato da 44 metaniere/anno con capacità di trasporto di 125.000 Mc. di metano cadauna
Il progetto non è stato sottoposto a VAS (Valutazione Ambientale Strategica) procedura prescritta dalla normativa comunitaria e nazionale, ma è stato ritenuto “strategico” mediante un mero protocollo d’intesa politico.
Il nullaosta rispetto alla cd. “normativa Seveso” (Direttiva 2003/105/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 21 settembre 2005, n. 238) non contiene i test né i calcoli per un eventuale rilascio severo di gas naturale liquefatto. Tanto comporta che è stato approvato il progetto senza alcuna indicazione sugli effetti di un eventuale sversamento.
L’iniziativa del DAMAC (DIFESA AMBIENTALE MARE ADRIATICO E COMUNICAZIONI), realizzata nel 2008 con fondi della Comunità Economica Europea – FONDO INTERREG – ha indicato che il medio Adriatico ha raggiunto il livello di saturazione ambientale per effetto dell’inquinamento proveniente dalle acque dolci (fiumi) e dell’eccessiva presenza dei trasporti marittimi. NONOSTANTE QUESTO DOCUMENTO UFFICIALE DELLA REGIONE MARCHE (ITALIA) E DELLA CONTEA DI ZARA (CORAZIA) è stata rilasciata l’intesa alla realizzazione di un progetto che porterà l’intensificazione dei trasporti, proprio nel settore degli idrocarburi e del gas risultato fra i più inquinanti.
Non è predisposto e tantomeno approvato alcun Piano di Caratterizzazione dei fondali e delle acque marine; la mancata caratterizzazione comporta l’impossibilità di quantificare gli effetti inquinanti del processo industriale sulle acque marine e, pertanto, si evidenzia l’impossibilità di accertamento dell’assenza di rischi ambientali e/o sanitari.
La Legge Regione Marche 6/2004, che istituisce e disciplina l’AERCA (Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale) individuata in corrispondenza del tratto finale e della foce del fiume Esino, con epicentro proprio a Falconara Marittima (AN), prevede espressamente la “risoluzione dello stato di crisi”, di “eliminare o ridurre i fenomeni di inquinamento e di squilibrio ambientale”, di “incrementare le condizioni generali di sicurezza”, di “rimuovere le situazioni di rischio” e di “avviare il recupero ambientale e la riqualificazione dell’Area”. L’impianto di rigassificazione influirà pertanto, negativamente, su un’area già compromessa sotto il profilo ambientale, ma tale circostanza verrebbe sostanzialmente ad essere indicata come ragione giustificativa per l’insediamento di un ulteriore impianto impattante, anziché motivo di urgenza di risanamento.
Si rileva altresì che non risultano adeguatamente approfondite, all’interno dei pareri della Regione Marche, le criticità derivanti dal bioaccumulo del cloro immesso e degli inquinanti reimmessi in sospensione a seguito della movimentazione dei sedimenti. Non è stata chiarita, infatti, l’esclusione certa di rischi per l’uomo, la fauna e la flora marine o di danni, anche economici, alla collettività.
B) DIFESA DEL MARE ADRIATICO
Come esposto in precedenza, nell’anno 2008 è stato redatto lo "Studio per il Governo del Mare Adriatico e delle Coste : inizio di un processo di Gestione Integrata", grazie alla DAMAC, iniziativa Italo - Croata per la "Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazione".
L'iniziativa è finanziata dall'INTERREG. FONDO EUROPEO PER LA COLLABORAZIONE TRANSNAZIONALE, ed è dedicata allo studio delle emergenze ambientali ed alle proposte di risanamento. La redazione è stata curata delle Università di Zara, Zagabria ed Ancona.
Lo studio ha dimostrato che il medio Adriatico ha raggiunto il livello di saturazione ambientale per effetto dell’inquinamento proveniente dalle acque dolci (fiumi) e dall’eccessiva presenza dei trasporti marittimi, ed ha concluso per la necessità di urgenti interventi di salvaguardia e ripristino ambientale.
La Regione Marche, non ha aperto il dibattito sull’argomento facendone il punto di partenza per un processo propositivo, al contrario ne ha minimizzato l'esistenza agli operatori del turismo, della pesca, delle comunicazioni e ai cittadini.
In sostanza, la Regione Marche ha richiesto, ottenuto, utilizzato fondi per analizzare la situazione ambientale del Mare Adriatico e poi ha completamente disatteso i risultati delle indagini, tanto da non menzionare nemmeno lo studio in parola nell’ambito dei procedimenti inerenti il rigassificatore autorizzato, che comporterebbe un insostenibile aumento del traffico navale e rischi ambientali notevolmente superiori agli attuali.
C) SICUREZZA DEI CITTADINI, DELL’ECOSISTEMA, DEL TERRITORIO
Impatti e rischi sull’ecosistema mare:
Non è stato valutato il rischio di sterilizzazione della massa d’acqua di mare utilizzata dall’impianto e l’effetto cumulativo per l’attività negli anni dello stesso.
Non è stato valutato il fenomeno del trasporto da parte delle correnti della massa d’acqua così modificata.
I cloro-derivati organici non sono mai stati presi in considerazione, ma i loro effetti sull'uomo e nell'ambiente sono conosciuti e scientificamente molto ben documentati.
Inoltre è stato confermato che a tutt’oggi non esistono dati a cui attingere per avere un quadro preventivo poiché, per l’unico rigassificatore offshore in funzione in Adriatico (di fronte a Rovigo) essi non sono stati mai forniti alla Regione Veneto che, pertanto, non conosce gli impatti in mare determinati dall’attività del rigassificatore.
Negli studi non sono presenti approfondimenti sugli impatti attesi sulle risorse alieutiche e quindi l'effetto sul comparto pesca (c'è un effetto sulla rete trofica dell'ecosistema e andrebbe previsto quanto questo cambia gli stock ittici).
Negli studi non è presente l'effetto sul turismo (in particolare a Senigallia e alla riviera del Conero) di un impianto a rischio rilevante.
In caso di incidente non sono previsti gli impatti ambientali derivanti da esplosioni di piccole e/o grandi quantità di GNL.
Non è stato predisposto, né richiesto in fase istruttoria, nessun piano per fronteggiare l’emergenza derivante dal rischio di incidente rilevante. La circostanza appare più grave, visto che nell’area insistono una raffineria di idrocarburi, il porto di Ancona, l’autostrada A14, l’aeroporto Raffaello Sanzio, la dorsale adriatica delle Ferrovie dello Stato.
Impatti e rischi tecnologici:
Assoluta insufficienza dell’attività istruttoria e di indagine che ha preceduto il rilascio dell’autorizzazione: analizzando i documenti abbiamo verificato che tutti i casi di reale criticità sono stati o direttamente tralasciati o definiti remoti ed improbabili, perciò non sono stati esaminati sotto il profilo del rischio;
La documentazione fornita dal proponente ha minimizzato questi problemi, non agevolando, secondo noi, il lavoro intrapreso dal CTR, che probabilmente non aveva a disposizione dati e strumenti sufficienti per effettuare tutte le valutazioni;
Tuttavia il concorso di circostanze sfortunate, l’errore umano e un atto predeterminato, come un attentato terroristico, rimangono eventi plausibili, ed è per questo che gli organismi competenti in materia di installazioni di terminali marittimi raccomandano di situare questo genere di installazioni assolutamente lontano dalla popolazione;
Nel codice di regolamentazione standard per la localizzazione di terminali GNL, la SIGTTO prescrive testualmente: al punto 1) "Non esiste probabilità accettabile in caso di rilascio catastrofico di GNL" al punto 2) "I terminali GNL devono essere posizionati in modo che i vapori di GNL conseguenti ad un rilascio non possano coinvolgere popolazioni civili";
Il rappresentante del CTR ha acquisito la documentazione tecnico-scientifica presentata dal Comitato, nella quale si evidenzia l’assoluta incompatibilità della localizzazione del Terminale con la sicurezza delle popolazioni costiere, in special modo per la città di Ancona, ma anche per le popolazioni costiere adiacenti;
Si può essere d'accordo con l'affermazione che il rischio di perdere un serbatoio o la nave è basso, ma affermare che questo rischio è "estremamente basso", e non provvedere ad effettuare le necessarie valutazioni delle conseguenze, è un atteggiamento assolutamente ingiustificabile;
Affinché un’attività industriale sia accettabile, è necessario bilanciare i rischi di eventuali incidenti con le conseguenze che ne derivano, specialmente quando le conseguenze sono severe. Per queste ragioni è indispensabile che gli scenari di rilascio severo siano valutati per l'impianto in questione, e siano attentamente considerati, ma così non è stato per il caso in oggetto;
Il Nulla Osta di Fattibilità è stato rilasciato senza che fossero valutate le conseguenze
di questi importanti scenari;
Il progetto e l’istruttoria non hanno dimostrato che in caso di incidente rilevante non esiste possibilità di danno per le popolazioni interessate, abitanti la zona costiera di fronte all'impianto. Se esiste una possibilità di danno, è necessario che le popolazioni siano messe al corrente della situazione e si prendano tutte le precauzioni del caso, dalla predisposizione dei piani di emergenza e di evacuazione alla costruzione di opportuni rifugi, nel caso in cui si ritenga impossibile evacuare la zona di impatto;
Approvare il posizionamento di un progetto così delicato a soli 14 Km dal centro di una città come Ancona, densamente popolata e capoluogo di Regione, porta con se delle enormi responsabilità.
CHIEDONO
alla. S.V. Ill.ma di intraprendere ogni opportuna iniziativa per impedire la realizzazione del rigassificatore offshore lungo le coste del mare Adriatico, a circa 16 Km da Falconara Marittima e 14 Km da Ancona (Regione Marche, Italia) e di accertare:
1) Se sussistano violazioni del diritto comunitario nei fatti rappresentati, ed in particolare dei diritti dei cittadini europei da parte dello Stato italiano e della Regione Marche nel rilasciare, in assenza dei prescritti presupposti, l’autorizzazione alla realizzazione del rigassificatore offshore
2) Se l’utilizzo del finanziamento del fondo europeo per la collaborazione transnazionale, per lo “Studio per il Governo del Mare Adriatico e delle Coste: inizio di un processo di Gestione Integrata" redatto dalla DAMAC, iniziativa Italo - Croata per la "Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazione", sia avvenuta in conformità alle normative comunitarie vigenti da parte della Regione Marche, posto che lo studio è stato finora completamente disatteso ed ignorato.
In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.
Recanati, 30.07.2011
Categoria: Ambiente
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