[b]Petizione per il pluralismo della informazione[/b]
Al direttore generale della RAI, Mauro Masi
Al CDA della RAI
Alla Commissione parlamentare di vigilanza
All'USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti RAI)
Alla FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
All'Ufficio Stampa Ordine dei Giornalisti
All'Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)
Al Ministero delle Comunicazioni
La libertà di stampa è garantita dall'art 21 della Costituzione. ...
[b]Petizione per il pluralismo della informazione[/b]
Al direttore generale della RAI, Mauro Masi
Al CDA della RAI
Alla Commissione parlamentare di vigilanza
All'USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti RAI)
Alla FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
All'Ufficio Stampa Ordine dei Giornalisti
All'Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)
Al Ministero delle Comunicazioni
La libertà di stampa è garantita dall'art 21 della Costituzione. La stampa e la TV sono "il cane da guardia" della democrazia. Ma la libertà di informazione esiste solo se vi è [b]pluralismo[/b] della informazione. Il dissenso, verso la maggioranza, da parte dei cittadini e della opposizione, è l'anima della democrazia, parte integrante della sovranità popolare.
Oggi il premier controlla, in modo diretto o indiretto, le principali fonti di informazione: stampa, radio TV; e tende a dominare l'istruzione, attraverso il Ministro Gelmini. Il problema si aggrava per il fatto che le TV detengono quasi il monopolio della informazione. E dunque della disinformazione e della non informazione. Le ricerche del Censis, dell'Unione della Stampa cattolica e di altri istituti dicono che siamo il Paese europeo nel quale la popolazione guarda la TV per tre ore e quaranta minuti al giorno, la media più alta d'Europa. Mentre il consumo di carta stampata si è molto ridotto. Gli italiani sono videodipendenti. Sicchè oggi si può parlare di dittatura mediatica, nonostante le apparenze di libertà. Le TV pubbliche e private non informano su ciò che accade. Ad eccezione di RAI 3, che riesce a informare i cittadini con alcuni suoi programmi coraggiosi ( di Milena Gabanelli, Fabio Fazio, Serena Dandini e di altri ) Sicchè, grazie a RAI tre, è fallito, per ora, il disegno del Governo di impedire ai cittadini di conoscere ciò che accade ai vertici delle istituzioni di governo, e di avvalersi in modo intelligente dei diritti politici primari, anche in vista di cambiare opinione alle prossime elezioni.
[b]Ciò che resta della libertà di informazione è in pericolo.[/b]
Il premier, sopravvissuto politicamente agli scandali delle squillo a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa, ha attaccato, nella disattenzione generale, RAI 3 per i servizi sugli scandali. Secondo il premier non può essere consentito ad una tv pubblica, finanziata con i soldi pubblici, - RAI 3- di attaccare il governo. Un giudizio assurdo. RAI tre non attacca nessuno; si limita a dare, con equilibrio e rigore, notizie precise sui comportamenti del Capo del Governo. Notizie provenienti dalla Stampa di tutto il mondo, di destra ( The Times) e di sinistra (the Guardian), stupita del silenzio dei media italiani, ad eccezione di RAI 3 , Repubblica e Unità. Raccogliendo il messaggio del premier, il direttore generale della RAI Mauro Masi , dalle pagine del Corsera del 25 agosto, ha annunciato un ricambio al vertice di RAI tre e TG 3. E, profittando della competizione politica nel PD, vuole fare fuori i vertici di RAI tre Paolo Ruffini e Antonio di Bella, rei di avere consentito servizi che denunciavano gli scandali sessuali del premier. Non si tratta di un ricambio ma di una manovra contro gli attuali programmi di RAI tre. Della stessa idea è la federazione nazionale della stampa: RAI tre è l'unica rete che svolge correttamente il servizio pubblico. Le altre cinque TV (RAI 1 e mediaset) sono omologate alla linea del Governo.
Stando così le cose, noi, donne e uomini che vivono in questo paese, [b]chiediamo[/b] al direttore generale della RAI e al CDA di voler [b]astenersi dal sostituire[/b] i vertici di RAI tre Paolo Ruffini e Antonio Di Bella e di [b]non epurare i programmi di RAI tre[/b] di Gabanelli, Fazio e Dandini ed altri [b]che hanno informato il pubblico con grande professionalità su questioni di grande interesse sociale, dando prova di assoluta indipendenza e imparzialità[/b].
Primo firmatario: Ferdinando Imposimato
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L'inizio della fine del pluralismo risale al 1994, con l'elezione al parlamento italiano di Silvio Berlusconi. Fu la furbizia gravemente censurabile di Massimo D'Alema il primo di una serie di errori, che hanno portato il paese sull'orlo del baratro oltre il quale sta la fine della nostra democrazia. La furbizia consistette nel volere ignorare, a dispetto dei richiami di talune delle coscienze più sensibili- come Paolo Sylos Labini, Giorgio Bocca e Vito Laterza- l'esistenza di un decreto presidenziale 30 marzo 1957 n 361 che all'articolo 10 contempla esattamente il caso Berlusconi: ?[i]Non sono eleggibili coloro che, in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica...[/i]?. Quando Berlusconi fu eletto, la giunta delle elezioni, dovendo decidere sulla sua eleggibilità, concluse, errando, [b]per la eleggibilità di Berlusconi[/b], in base ad un'assurda interpretazione della legge.
Giovanni Sartori ammonì: ?[i]io mi rifiuto di giocare a scacchi contro qualcuno che ha due regine perchè così lui vince sempre ed io perdo sempre[/i]?. E ciò è vero: si tratta di un non risolto problema di fondo della nostra democrazia, perchè democrazia vuol dire [b]competizione alla pari tra i partecipanti[/b] alla contesa elettorale, come stabilisce l'articolo 51 della Costituzione.
Neppure Moro credeva alla libertà di stampa. Durante la prigionia egli scrisse: ?[i]La stampa italiana costituisce un enorme problema sia per quanto riguarda il suo ordinamento e sviluppo, sia per quanto riguarda la sua indipendenza. Il tema fu già posto da Einaudi alla Costituente, ma nè allora nè dopo si è riusciti a risolvere questo enorme problema di libertà e di diritti umani. Il Paese è dominato da cinque o sei testate. Questi giorni hanno dimostrato come sia facile chiudere il mercato delle opinioni. Non solo non troverai opinioni ma neppure notizie. Forse è questo un aspetto particolare della crisi editoriale, Infatti su 23-25 giornali è difficile bloccare (la notizia) su 5 o sei si[/i]?. Moro lamentava l'assenza di notizie corrette sui suoi appelli: i giornali accreditavano ? denunziò Sciascia- la falsa notizia che egli fosse un alieno.
Il problema della libertà di informazione si pose durante gli anni novanta quando denunziai, in interrogazioni parlamentari e in una relazione alla Commissione Antimafia, i [b]legami tra gli organi di informazione e le grandi imprese legate alla mafia[/b]: i general contractor nei lavori dell'Alta velocità, valendosi di imprese mafiose come subappaltatrici, controllavano la stampa: si sarebbe compreso il perchè dei silenzi mediatici sul più grave scandalo della prima Repubblica oggetto di una mia relazione; di cui si occuparono Radio radicale, il Times, il Sunday Times, Le Figaro, il Daily Telegraph e tanti altri giornali stranieri, ma non quelli italiani nè la TV.
Ferdinando Imposimato
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