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  • Autore: Erik Norberg-Schulz
  • Registrata il: 28/01/2012
  • 10:55:41
  • La petizione "NO Celentano a Sanremo!"
  • è stata creata e scritta da
  • Erik Norberg-Schulz.

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Obiettivo firme: 708/500000
Celentano sarà pagato 300.000 Euro a puntata x 5 a Sanremo con i (nostri) soldi del canone RAI. Una spesa vergognosa! Firmate contro Celentano a Sanremo, non lo vogliamo vedere né sentire!
  • Sanremo 11 febbraio 2012 Lettera aperta ad ADRIANO CELENTANO Tra poco inizierà il Festival di Sanremo, la tradizionale manifestazione per l’Italia della canzone nazional-popolare. Da diversi giorni se ne parla, sulla stampa ed in televisione, soprattutto per la sua annunciata partecipazione e le conseguenti note polemiche relative al suo compenso da parte della Rai ed al suo impegno a devolvere lo stesso in beneficenza. Le scrivono oggi due italiani appassionati della vita e del mondo, che come molti hanno seguito e gustato abbastanza alcune delle canzoni interpretate da lei, ma che non hanno mai apprezzato il suo percorso cinematografico e raramente hanno condiviso i suoi interventi televisivi. Sostanzialmente e sinceramente crediamo che lei sia un personaggio sopravvalutato ed ingiustificatamente sopra le righe. Ma fortunatamente, non è né per parlare di lei, né di Sanremo che le scriviamo. Lei, con la vicenda relativa al suo compenso, ha offerto un’occasione di riflessione su un argomento importante e quanto mai attuale. Come abbonati Rai, ci sentiamo partecipi, anche se in maniera infinitesimale, del suo compenso, dunque crediamo di aver ancor più diritto di dire l’ infinitesimale nostra. Così più a ragion veduta possiamo contestare il fatto che la ‘nostra’ Rai (‘La Rai sei tu’ diceva una pubblicità.) paghi 750.000 euro un qualsiasi intervento artistico, così come contestiamo il fatto che la stessa ‘nostra Rai’ paghi dieci-venti imbecilli per starsene due o tre mesi su una bellissima isola o dei tuttologi-opinionisti per parlare interi pomeriggi di Avetrana, di madonne che piangono e di Albano e Romina che ancora litigano. Continuiamo a pagare ancora il canone solo perché vogliamo proseguire ad illuderci che le cose possano cambiare, che la televisione ed in particolare quella a partecipazione pubblica, possa servire ad elevare e non ad appiattire il quoziente intellettivo delle persone. Inoltre ogni tanto, magari in orari impossibili, la Rai ci offre delle ‘chicche’ straordinarie. Ma il nodo della questione rimane proprio l’assurdità, l’ingiustizia e l’irragionevolezza del compenso proposto e la sua decisione di fare beneficenza non assolve il fatto anzi lo aggrava. Il vero gesto forte, significativo ed in qualche modo rivoluzionario sarebbe stato di partecipare al Festival non gratis ma per un compenso ragionevole, normale, magari un compenso equo e solidale, che non derivi dalla logica del consumo, del profitto, la stessa che porta i cantanti come lei o i calciatori ad essere pagati cifre folli, un compenso che comunque non appaia come vero e proprio insulto allo stipendio di un minatore o di un ricercatore universitario, di una maestra di scuola o di un artigiano. Ci dispiace, egregio Celentano, ma la sua solidarietà non la giustifica, né la assolve. Sembra assurdo o incredibile ma per la povera gente, per l’autentico riscatto degli ultimi, cambia poco se il più che lauto compenso finisca nelle sue tasche o in elemosina. Cambia poco o nulla perché rimane inalterata ed inalterabile la radice avvelenata, la causa stessa. Se quei soldi non è giusto prenderli, non è giusto neanche darli in beneficenza. Ci sembra ovvio. Tra l’altro potremmo contestare un dettaglio non irrilevante, che il nostro modestissimo e sempre infinitesimale contributo al suo compenso finisca ad Emergency, sia perché potremmo indicare mille altre organizzazioni umanitarie altrettanto lodevoli (Qualcuna delle quali, siamo sicuri, rifiuterebbe l’elemosina frutto di un’ingiustizia.) e sia perché in fondo Gino Strada potrebbe non starci troppo simpatico. Ci permettiamo ancora di aggiungere, egregio Celentano: per fortuna o purtroppo siamo persone che non ne possono più dei vari ‘trenta o quaranta ore per la vita’, dei conduttori televisivi ed affini dagli occhi lucidi, del ‘caso umano’ sbattuto in prima pagina, delle soubrettine sensibili e solidali che dopo aver descritto nei minimi dettagli le disgrazie più terribili ed i delitti più efferati, passano a parlare per ore dell’ultimo uscito dalla ‘casa’. Ci fanno letteralmente vomitare i siparietti televisivi della bontà che non fanno che rafforzare la cattiva coscienza borghese di molte ‘persone perbene’ dilatando la convinzione di essere nel giusto, di sentirsi a posto con la propria coscienza soltanto per aver riservato un angolo della propria vita alla generosità. Esattamente come le vecchie canaste di beneficenza organizzate da ricche signore danarose, da vecchie dame vincenziane che, ogni tanto, tra un lusso ed un’agiatezza, trovavano il tempo di occuparsi dei poveri. Ed i poveri devono rimanere tali per consentire ai ricchi di fare del bene, per farli sentire buoni e soprattutto dormire tranquilli. Ma, come dice Alex Zanotelli, siamo sicuri, com’è giusto, che sempre più i poveri non ci lasceranno dormire. Del resto, se non ricordiamo male, lei non è nuovo alla moda della solidarietà via etere. Alcuni anni fa, sempre in televisione, con Pippo Baudo, fu protagonista della discutibile e discussa ‘Operazione bontà’ con la quale lei pubblicizzava la costruzione di un villaggio in Africa con i soldi di una multinazionale di detersivi, una di quelle che su un tavolo governano l’ordine mondiale e su un altro costruiscono il villaggio per i poveri. Evidentemente anche allora lei non aveva chiaro che il problema non è che l’africano non abbia cinque figli ma che l’europeo non abbia due frigoriferi o quattro automobili. Lei, accettando il compenso della Rai non fa altro che perpetuare il sistema ingiusto e pubblicizzando la relativa beneficenza lo rafforza, lo giustifica e lo beatifica. Sembra la pretesa e l’illusione di allargare la cruna dell’ago per far comunque passare il ricco aggrappato alla pancia del cammello e mettersi la coscienza in pace. Ma, in cuor nostro, sia noi che lei sappiamo che il cammello passerà senza nessun aggravio. Con la sua elemosina lei fa passare per un’elargizione ciò che è un diritto e non credo ci sia bisogno di scomodare la rivoluzione d’ottobre o il sol dell’avvenire per comprenderlo. Con il suo gesto lei non arriva, non arriverà, alla coscienza più vera e profonda delle persone, degli italiani che la guarderanno la prossima settimana, li illuderà soltanto. Lei rimane assolutamente fedele complice del dio-mercato, ne accetta le regole, non le contesta, non le rivoluziona, non le cambia. Così lei e simili continuerete ad essere pagati una montagna di soldi per una serata a Sanremo, Totti continuerà ad essere ingaggiato con centinaia di milioni di euro e Marchionne continuerà a guadagnare duecento volte più dell’operaio di Pomigliano, così il sistema profondamente ingiusto non verrà minimamente intaccato. La mefistofelica intuizione del capitalismo, che dal desiderio individuale (di arricchimento o altro.) può nascere il benessere generale porta anche alla situazione che la coinvolge. In una realtà dove la politica è divenuta soltanto una protesi dell’economia e dove la legge del mercato domina su tutte le altre. E se il sistema economico che governa la terra è immorale perché lascia all’estrema povertà, alla fame, alla morte una parte considerevole della popolazione, va intaccato alle radici. Lei con i suoi interventi a Sanremo potrà fare tutti le riflessioni forti e sconvolgenti che vorrà, potrà essere, come altre volte, romanticamente anticapitalista, ecologista e terzomondista, ma non sarà credibile, agirà in superfice, non andrà alla fonte, alle basi. Ci dispiace ma lei a Sanremo sarà il solito ricco (Perché lei è molto ricco?!) che trova il tempo per essere buono, forse in maniera più originale degli altri. Ma la povera gente non ha più bisogno di buoni che con un palliativo perpetuino la loro condizione, ha bisogno di segnali e di azioni che cambino radicalmente la vita, che riscattino realmente la situazione, ha in sostanza bisogno di una rivoluzione. Il vescovo brasiliano Camara diceva : “Se offro da mangiare ai poveri dicono che sono un santo, se chiedo perché non hanno da mangiare dicono che sono un comunista.”. Ecco, caro Celentano, per sintetizzare possiamo sicuramente affermare che, dopo la sua uscita al Festival di Sanremo, non correrà il rischio di essere chiamato comunista, perché se si fosse chiesto per quale motivo i poveri non hanno da mangiare non avrebbe mai potuto accettare il compenso offertole. Dunque a noi, infinitesimali quasi-azionisti Rai, se i suoi progetti sanremesi non cambieranno, nella prossima settimana non rimarrà che fare il sano gesto di spegnere il televisore ed andarcene a spasso nel mondo reale. Distinti saluti Norma Borghetto Carlo Guarany
    14 Febbraio alle 11:51 Norma Borghetto
  • ma chi gliela dà tutta questa importanza? ma se ne stesse a casa , chiaccherone , ciarlatano!
    13 Febbraio alle 18:21 laura cristofaro
  • 300 mila EURO per dire 4 cazzate mi sembra vergognoso in un momento di così crisi è un'insulto a chi lavora 8 ore al giorno per 1000euro al mese
    11 Febbraio alle 23:08 Marcella Ruggiu
  • Altri 10 commenti Contrai commenti

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