Statuto della petizione
Colle Arpea, provincia di Rieti. Se si inserisce il nome di questo comune nei motori di ricerca in Internet, i primi risultati ottenuti sono appelli e articoli sulla disastrosa situazione del canile “Bamby”. Se si chiedono informazioni in paese a Rieti nessuno sa niente ed addirittura qualcuno nemmeno sa dell’esistenza del canile. Una baraccopoli dove, fino a due anni fa, erano reclusi 800 cani, dove le più elementari norme igieniche non esistevano, dove si moriva di fame, freddo e di malattia. Dove a prendersi cura degli animali solo 2-3 operatori stipendiati. Nel 2005 il numero di cani è sceso a 450 e non certo per le fortunate adozioni (!), ma null’altro è cambiato: i cani muoiono ancora per il freddo, per la scarsa igiene, per malattie curabili. La struttura è stata cambiata: edificio nuovo, tante speranze, ma in appena un anno tutto è tornato come prima, con pavimenti lastricati di feci, per ciotole contenitori di plastica – in origine usati per altri fini. Non una cuccia, solo pedane di legno umide e sporche, da dove i reclusi del “canile che non c’è” guardano la morte arrivare. Nel settembre dello scorso anno la Forestale entrò al canile Bamby e dalle cronache riportate sui giornali poteva essere arrivato il momento della rivincita..ma se al canile di Rieti nulla fosse cambiato? Perché Greta e Leo (nella foto) sono morti poche settimane fa? E con loro molti altri? Perché a Rieti nessuno si preoccupa per quei cani, vittime del loro “tutore”, la ditta privata che gestisce la struttura? Perché dopo il blitz della Forestale nessuno ne parla più, i diretti interessati (comuni convenzionati, Asl, Forestale) non procedono nell’ovvietà dei fatti? Dobbiamo arrivare ancora una volta a pensare che siamo di fronte ad un canile lager, che nessuno vuole vedere. E i pochi che vogliono far aprire gli occhi sui quei cani hanno nel cuore la determinazione di chi crede nel giusto e nella vita, ma afflitti dalle difficoltà legate ad una burocrazia lenta, sonnolente e la poca (assente) sensibilità. I cani di Rieti sono là, vogliono farcela e aspettano quotidianamente l’aiuto dei loro tre angeli. Non hanno bisogno di cibo, di soldi: quelli ci sono, la ditta privata che gestisce la struttura ha regolari convenzioni con 87 dei 90 comuni della Provincia rietina. Ma allora di cosa hanno bisogno? Che scoppi la bomba, che qualcuno decida di sequestrare tutto (cani compresi) per maltrattamento: è l’unica speranza per quei cani, l’unica via d’uscita. Questo permetterebbe ai tre angeli, alle Associazioni e alle persone di cuore di preoccuparsi per loro in prima linea, di decidere chi sta male e necessita soccorso e chi potrebbe essere pronto per una nuova e sospirata famiglia.
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